Insonorizzazione: problemi progettuali ed operativi

L’ottenimento di adeguate condizioni di isolamento acustico all’interno degli edifici – specie quando questi ospitano più utenze (omogenee: residenziali, terziarie,commerciali, ecc., oppure miste residenziali/ terziarie, terziarie/industriali,ecc.) poco conciliabili tra loro in quanto a produzione/ricezione di rumore comporta, oltre all’isolamento acustico delle chiusure (pareti e serramenti di facciata, coperture e solai su spazi aperti), anche quello delle partizioni interne:verticali (pareti divisorie, porte verticali, ecc.) e orizzontali (solette interpiano).

È bene osservare in proposito che, in gran parte del contesto italiano, l’isolamento acustico dai rumori esterni è agevolato sia da ragioni di tradizione costruttiva (ad es. il normale impiego di murature con sufficiente massa, sia monolitiche sia pluristrato), sia da necessità di controllo delle dispersioni energetiche e del comfort termico, che portano ad integrare le soluzioni murarie e le finestrature tradizionali rispettivamente con strati e serramenti termoisolanti che migliorano anche la protezione acustica dell’edificio ai rumori dell’ambiente esterno.

Le condizioni di comfort acustico all’interno degli edifici sono quindi sempre di più affidate alla capacità di isolamento delle partizioni interne.

Le fonti interne del rumore

Negli edifici oltre ai rumori che si propagano attraverso l’aria: voci, suoni di televisione, radio, telefono, ecc., che per questo sono detti “rumori aerei”, si producono anche rumori che si diffondono tramite gli elementi edilizi, specie se questi sono composti da materiali ad elevata velocità di propagazione dotati di continuità fisica oppure di connessioni rigide. Si tratta dei rumori provocati da urti: calpestio, ballo, salti, caduta di oggetti, oppure da percussioni, vibrazioni, perforazioni prodotte da macchinari, utensili, ecc., detti pertanto “rumori impattivi” o anche “rumori d’urto”.

Data la continuità delle strutture, la trasmissione dei rumori d’urto raggiunge, al contrario dei rumori aerei, parti dell’edificio molto lontane dalla sorgente, anche se la loro influenza è tuttavia massima per il locale sottostante.

Nei materiali costruttivi e di finltura di più comune utilizzo: legno, laterizio, calcestruzzo, acciaio, pietra, marmo, ceramica, ecc., i rumori impattivi possono diffondersi ad una velocità da 10 a quasi 20 volte maggiore di quella dei rumori aerei e per questo, prima di smorzarsi, possono giungere a notevole distanza dalla sorgente e quindi arrecare disturbo in molti locali.

La trasmissione dei rumori per via solida merita pertanto le maggiori attenzioni progettuali e anche operative.

Bonifica ambientale nei casi di eccessiva rumorosità interna generata ad esempio da macchinari o da attrezzature, oppure la correzione ambientale nei casi di teatri, cinema, auditorium, ristoranti, ecc., dove il tempo di riverberazione potrebbe essere non congruente con l’intelligibilità della parola e/o della musica;

• isolamento acustico e pertanto la riduzione della trasmissione sonora, mediante impiego di pareti divisorieopportunamente studiate per limitare la trasmissione del rumore dall’esterno verso l’interno nei casi di rumori provenienti dalla strada oppure tra un ambiente e l’altro nel caso di alloggi differenti, camere d’albergo, sale cinematografiche, ecc.

Per controllare la trasmissione dei rumori per via solida è necessario isolare accuratamente tutti gli elementi che possono originare i rumori d’urto da quelli che possono invece assorbirli e trasmetterli. Gli elementi che più frequentemente danno origine ai rumori d’urto sono rivestimenti di pavimento ed i relativi massetti di sottofondo. Il loro isolamento richiede pertanto l’inserimento, tra solaio e massetto sottopavimento, di un elemento dissipatore, cioè in grado di assorbire l’energia sonora e di dissiparla in calore senza trasmetterla agli elementi attigui, che per questa sua qualità viene chiamato strato di dissipazione dei rumori d’urto”.

Per migliorare l’isolamento acustico dei rumori d’urto si può intervenire agendo sia sulla sorgente sia sulla propagazione, sia su entrambe. La prima azione consiste nell’interporre un materiale elastico direttamente al di sotto della sorgente (ad esempio pavimentazioni elastiche), in grado di smorzare gli urti. La seconda azione, che agisce sulla propagazione, può essere attuata in modi diversi tra i quali, il più utilizzato, è il cosiddetto “pavimento galleggiante”. Il suo scopo è quello di ottenere una pavimentazione senza alcun collegamento rigido con le altre strutture. Questa totale desolidarizzazione è ottenuta interponendo un idoneo materiale tra la pavimentazione, i muri laterali e il solaio portante.

In relazione a quanto detto, risulta, nella pratica, di grande importanza la qualità dell’esecuzione del pavimento galleggiante, poiché, anche piccoli collegamenti rigidi riducono sensibilmente l’efficacia del sistema.

Una terza possibile azione consiste nel realizzare, sotto il solaio sottoposto ai rumori d’urto, un controsoffitto elasticamente sospeso avente la funzione di: trasformare l’energia sonora dovuta agli urti in energia termica all’interno del plenum tra solaio e controsoffitto stesso. L’efficacia del sistema è molto legata all’entità delle trasmissioni laterali e diagonali per cui, per ottenere buoni risultati, occorre anche trattare le pareti dei locali confinanti con idonee soluzioni isolanti.

Nella migliore delle ipotesi tale trattamento deve essere effettuato almeno sulle pareti verticali del sottostante locale, che quindi è il solo a risultare protetto dai rumori di percussione prodotti nell’ambiente sovrastante.

In conclusione risulta evidentemente più pratico creare con il pavimento galleggiante un taglio elastico tra sorgente sonora degli urti e sottostante solaio piuttosto che cercare di isolare ciascun locale dalle strutture che trasmettono le onde acustiche generate dalle percussioni. Quanto precisato sopra si riferisce ad edifici di nuova costruzione. Infatti l’esecuzione di pavimenti galleggianti in locali esistenti risulta problematica anche perché si tratta di interventi da realizzare in casa altrui, con tutte le complicazioni che ne conseguono. Sebbene da un punto di vista concettuale, la realizzazione di uno strato di dissipazione sia semplice, in pratica, specie in termini progettuali e operativi soprattutto, essa non lo è affatto e richiede adeguata professionalità.

Anche un solo punto di contatto residuo tra elementi separati dal dissipatore può infatti impedire la realizzazione di un isolamento efficace. Questo pericolo, peraltro ben noto agli specialisti, richiede un’accurata scelta dell’elemento dissipatore e, soprattutto, una posa del medesimo molto accurata, sia per preparazione del supporto, sia per posa vera e propria, sia anche, qualora l’elemento sollecitazioni di cantieri precedenti al completamento del massetto.

Per la definizione progettuale e per la realizzazione di soluzioni adeguate allo scopo risulta, in particolare, essenziale l’impiego di elementi dissipatori che riducano il rischio di discontinuità senza per questo richiedere un aumento della complessità della soluzione in cui devono essere inseriti.

Nella scelta di un elemento dissipatore è opportuno considerare, oltre agli indici di valutazione acustica, anche le caratteristiche che hanno maggiore influenza sulla sua posa e sul suo comportamento in opera: all’inizio come nel corso della vita utile dell’edificio. Tali caratteristiche sono: spessore contenuto, elevata flessibilità, impermeabilità all’acqua, resistenza al calpestio di cantiere e al punzonamento.

La ricerca Nord Bitumi ha messo a punto prodotti specifici per l’acustica, quali NordSilence e Morfeo , che possono risultare particolarmente utili per il progettista. 

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